Dopamine detox
Ci sono arrivato anche io: ero diventato disfunzionale a causa dell'intossicazione da dopamina. Ho letto un libro ed è tutto vero: abbiamo un problema coi social media.
Lo scorso weekend ho letto un libro dal titolo “Dopamine detox”. A dire il vero, erano alcune settimane che nel mio feed Instagram compariva la pubblicità di applicazioni per sostituire il “dumb scrolling” con altre attività, spesso legate all’acquisizione di competenze (imparare qualcosa invece di guardare i video di gattini o, come nel mio caso, i video di gente che restaura vecchie console di gaming).
Comunque, ho deciso di leggere “Dopamine detox” - era incluso peraltro nel mio abbonamento Prime quindi perché no? - e appena concluso ho disinstallato tutte le applicazioni di social networking dal mio iPhone.
Non ho cancellato i miei account, ho reso difficile l’accesso dal telefono.
Niente più Instagram, X (Twitter), Facebook, Threads, LinkedIn. Fortunatamente, non ho mai usato TikTok: sento continuamente di persone, inclusa una delle più importanti giornaliste di tecnologia, Kara Swisher, che passano un minuto su TikTok ed è trascorsa un’ora.
Queste applicazioni sono progettate per questo: tenerti costantemente incollato allo schermo, con stimoli continui, notifiche, piccole gratificazioni che inducono l’attesa di quella successiva. È la dopamina. Ci arriviamo perché fino a qui non c’è nulla di nuovo, sono tutte cose che sappiamo. Provarle sulla propria pelle è un’altra cosa.
Intuivo di avere una forma di dipendenza dai social sia dal tempo passato a frequentarli sia, soprattutto di recente, dalla difficoltà di trovare la concentrazione. Ultimamente ho un carico di lavoro minore del solito: intuitivamente immaginavo di poter passare alcune settimane con ritmi più rilassati, al contrario avevo la costante sensazione di non avere tempo, non riuscire a concludere nulla.
“Dopamine detox” è arrivato al momento più opportuno: ero pronto ad accettare la necessità di cambiare.
Non è la prima volta che affronto un problema simile: da molti anni ho eliminato quasi completamente e notifiche. La prima cosa che facevo installando un’applicazione era rimuoverle: ora sono “opt-in”, ed evito di attivarle. Ne mantengo solo alcune, indispensabili per motivi di carattere personale.
La dopamina funziona così: è un ormone correlato all’anticipazione di una gratificazione. È spesso confusa come “ormone del piacere” ma è un errore: è l’ormone che produciamo quando ci aspettiamo che accada qualcosa di soddisfacente. Incluso un like, una mail che aspettiamo da giorni, un messaggio. L’anticipazione viene accompagnata chimicamente dal rilascio di dopamina.
Ogni like, ogni notifica, ogni nuovo post che ci viene proposto rinforza il ciclo attesa-dopamina-gratificazione, ne vogliamo sempre di più, come una droga. E ogni video che guardiamo, ogni messaggio che leggiamo, ogni post che commentiamo consente al servizio che stiamo utilizzando di conoscerci un po’ meglio e il contenuto successivo è ancor più adatto a noi, ancor più soddisfacente, ancor più efficace nel rinforzare il circolo vizioso.
Giorno dopo giorno, arriviamo al punto in cui non riusciamo a fare a meno della dose di dopamina.
Oltre al tempo perduto a consumare contenuti completamente irrilevanti, l’intossicazione da dopamina comporta numerosi altri effetti collaterali: l’incapacità di concentrazione, disturbi del sonno, ansia, difficoltà nella memorizzazione, depressione. Siamo nella costante attesa di una notifica o del momento in cui ci concediamo l’accesso ai social. Non pensiamo ad altro.
“Dopamine detox” consiglia di non usare il telefono per 24 o 48 ore. Ho provato 24, non ho resistito molto. Non stava funzionando, così ho preso una decisione radicale.
Ho tolto tutto.
Da una settimana quasi non ho aperto nessun social se non per pochi minuti nella giornata di ieri, con conseguenze che non avrei mai pensato.



